Claim illegali sul CBD: esempi reali, sanzioni e come evitarli

Nel mercato del CBD c’è un errore che continua a ripetersi, nonostante anni di avvisi, sanzioni e richiami ufficiali:
promettere ciò che la legge non consente di promettere.

Non parliamo di zone grigie astratte, ma di claim illegali: frasi, slogan e descrizioni che attribuiscono al CBD effetti terapeutici, curativi o farmacologici senza alcuna base giuridica ammessa.

Il risultato?
Sanzioni, sequestri, rimozione dei prodotti e — nei casi peggiori — procedimenti penali.

Questo articolo serve a fare chiarezza: cosa sono i claim illegali sul CBD, quali sono gli esempi più comuni, quali sanzioni si rischiano e come evitarli davvero.


Cosa si intende per “claim” (in senso legale)

Un claim non è solo uno slogan pubblicitario.
Dal punto di vista normativo, è qualsiasi affermazione che attribuisce a un prodotto proprietà, effetti o benefici.

Nel caso del CBD, il problema nasce quando il claim:

  • suggerisce un effetto medico o terapeutico
  • fa riferimento a patologie o disturbi
  • implica un’azione farmacologica
  • sfrutta un linguaggio “ammiccante” che induce in errore il consumatore

La legge non guarda all’intenzione, ma all’effetto comunicativo.


Perché i claim terapeutici sul CBD sono illegali

In Italia (e in UE) il CBD non è autorizzato come farmaco, salvo specifici medicinali approvati come tali.

Questo significa che:

  • non può curare
  • non può prevenire
  • non può trattare patologie

Attribuirgli questi effetti equivale, di fatto, a vendere un farmaco non autorizzato.

Ed è qui che molti operatori “cadono”, spesso per superficialità, altre volte per scelta consapevole.


Esempi reali di claim illegali (e molto diffusi)

Questi esempi non sono teorici: sono frasi realmente utilizzate su siti, social, packaging e schede prodotto.

“Aiuta contro ansia e depressione”
“Efficace per il dolore cronico”
“Riduce l’infiammazione”
“Utile per l’epilessia”
“Migliora il sonno e cura l’insonnia”
“Alternativa naturale ai farmaci”

Anche formule apparentemente “soft” sono problematiche:

⚠️ “Supporta il sistema nervoso”
⚠️ “Favorisce il benessere mentale”
⚠️ “Aiuta a rilassarsi in caso di stress”

Se il contesto suggerisce un effetto terapeutico, il claim resta illegale.


Le sanzioni: cosa si rischia davvero

Le conseguenze non sono simboliche.

A seconda del caso, si può incorrere in:

  • sanzioni amministrative
  • sequestro dei prodotti
  • chiusura del sito o del canale di vendita
  • contestazione di esercizio abusivo di attività farmaceutica
  • segnalazioni ad AGCM, ASL, NAS

In alcuni casi, il problema non è nemmeno il prodotto in sé, ma come viene comunicato.


Il grande equivoco: “lo fanno tutti”

Uno degli argomenti più sentiti è:

“Ma lo fanno anche gli altri”.

Questo non è un criterio giuridico.
È solo un indicatore del fatto che molti operatori sono esposti allo stesso rischio.

I controlli non sono costanti, ma quando arrivano colpiscono in modo selettivo.
E chi comunica male è sempre il bersaglio più facile.


Come comunicare il CBD in modo legale (e intelligente)

Evitare i claim illegali non significa non poter comunicare nulla.

Significa:

  • descrivere il prodotto per ciò che è, non per ciò che promette
  • usare un linguaggio neutro, informativo, non suggestivo
  • evitare qualsiasi riferimento diretto o indiretto a patologie
  • separare contenuti informativi generali da schede prodotto

Ad esempio, è lecito:

  • spiegare cos’è il CBD
  • parlare di canapa industriale
  • citare il quadro normativo
  • rimandare a fonti scientifiche, senza attribuire effetti al prodotto

Attenzione anche a blog e social

Un errore comune è pensare che il problema riguardi solo l’e-commerce.

In realtà:

  • un post sul blog
  • una storia Instagram
  • una FAQ
  • una newsletter

possono essere usati come elementi probatori se collegati alla vendita.

Se il contenuto rafforza un claim terapeutico, il rischio resta.


Perché fare informazione corretta conviene

Comunicare in modo responsabile non è solo una tutela legale.
È anche una strategia di credibilità.

In un settore già sotto osservazione:

  • chi evita i claim illegali dura di più
  • chi informa correttamente si distingue
  • chi promette miracoli prima o poi sparisce

Il CBD non ha bisogno di slogan sanitari per esistere.
Ha bisogno di regole chiare e comunicazione onesta.


Conclusione

I claim illegali sul CBD non sono un dettaglio tecnico.
Sono uno dei principali motivi per cui il settore continua a essere sotto pressione normativa.

Capire cosa non dire è oggi importante quanto sapere cosa vendere.

E in un mercato maturo, la vera differenza non la fa chi promette di più,
ma chi comunica meglio e rischia meno.


Fonti e riferimenti

  • Normativa UE su alimenti, integratori e comunicazione commerciale
  • Linee guida AGCM su pratiche commerciali scorrette
  • Interventi di ASL e NAS su CBD e canapa industriale
  • Giurisprudenza e prassi amministrative in materia di claim