100 anni di proibizionismo sulla cannabis: un fallimento storico da superare

Un secolo di repressione. Un secolo di errori.

Nel 1925, a Ginevra, veniva firmato un accordo internazionale che avrebbe cambiato per sempre il destino di una pianta. La cannabis veniva inserita per la prima volta tra le sostanze da controllare, aprendo la strada a 100 anni di proibizionismo globale. Fonte

Una pianta dalle proprietà terapeutiche, industriali e spirituali veniva trasformata in un nemico pubblico. Senza prove scientifiche. Senza dibattito democratico. Solo per ragioni politiche, economiche e culturali.

Oggi, a un secolo di distanza, ci troviamo ancora a combattere contro vecchi fantasmi, alimentati da ignoranza, disinformazione e interessi di parte.

Questo articolo è un viaggio. Un atto di memoria e di accusa. Ma anche una proposta concreta: è tempo di cambiare rotta.

1925: la prima condanna

Durante la Seconda Conferenza Internazionale sull’Oppio della Società delle Nazioni, l’Egitto chiese l’inserimento della cannabis tra le sostanze soggette a restrizione. Alcuni stati europei, tra cui la Gran Bretagna, si dissero d’accordo, temendo il “dilagare dell’uso di hashish tra i soldati e i colonizzati”. Fonte

Nasce così la prima convenzione internazionale contro la cannabis.

Ma è nel 1937, negli Stati Uniti, che il proibizionismo assume i toni più violenti e ideologici: con il Marijuana Tax Act, promosso da Harry Anslinger, inizia la campagna mediatica contro la “droga del diavolo”. Fonte

Anslinger e la macchina della paura

Direttore del Federal Bureau of Narcotics, Anslinger costruì la sua carriera sulla demonizzazione della cannabis. Con l’appoggio della stampa, diffuse notizie false, associando la pianta alla violenza, alla follia, all’immoralità. Fonte

Ecco alcune delle sue frasi, oggi usate come esempio di razzismo e propaganda:

“La marijuana è la droga più violenta nella storia dell’umanità.”

“La marijuana fa credere ai negri di essere bravi quanto gli uomini bianchi.”

Dietro queste parole, si celava un progetto chiaro: usare la cannabis per giustificare l’arresto delle minoranze e il controllo sociale. Era l’inizio della “War on Drugs”.

Il costo umano del proibizionismo

Negli Stati Uniti, decine di migliaia di persone – soprattutto afroamericani e latini – sono state incarcerate per possesso di marijuana. In molti stati, anche pochi grammi significavano anni di prigione. Fonte

Nel mondo, milioni di vite sono state stravolte. Un’intera generazione è cresciuta con l’idea che la cannabis fosse una “droga pericolosa”, nonostante nessuno studio abbia mai dimostrato morti per overdose da cannabis.

Il proibizionismo ha:

  • alimentato il mercato nero e le mafie
  • impedito studi scientifici e medici
  • ostacolato lo sviluppo della canapa industriale
  • alimentato stigma, discriminazione, disuguaglianza

Timeline del proibizionismo: un secolo di scelte sbagliate

Anno Evento
1925 Alla Seconda Conferenza Internazionale sull’Oppio a Ginevra, la cannabis viene inserita tra le sostanze controllate su richiesta dell’Egitto. Nasce il primo accordo internazionale contro la cannabis.
1937 Negli Stati Uniti viene introdotto il “Marijuana Tax Act”, promosso da Harry Anslinger. Inizia la campagna mediatica contro la cannabis.
1961 L’ONU approva la Convenzione Unica sulle Droghe, classificando la cannabis tra le sostanze più pericolose.
1971 Il presidente americano Richard Nixon dichiara la “War on Drugs”, intensificando la repressione e il controllo.
1996 La California legalizza l’uso medico della cannabis, aprendo la strada a un cambiamento globale.
2013 L’Uruguay diventa il primo Stato al mondo a legalizzare completamente la cannabis.
2021 L’ONU rimuove la cannabis dalla lista delle droghe più pericolose, riconoscendone il potenziale terapeutico.

Fonte

Ecco alcune delle sue frasi, oggi usate come esempio di razzismo e propaganda:

“La marijuana è la droga più violenta nella storia dell’umanità.”

“La marijuana fa credere ai negri di essere bravi quanto gli uomini bianchi.”

Dietro queste parole, si celava un progetto chiaro: usare la cannabis per giustificare l’arresto delle minoranze e il controllo sociale. Era l’inizio della “War on Drugs”.Il costo umano del proibizionismoNegli Stati Uniti, decine di migliaia di persone – soprattutto afroamericani e latini – sono state incarcerate per possesso di marijuana. In molti stati, anche pochi grammi significavano anni di prigione. FonteNel mondo, milioni di vite sono state stravolte. Un’intera generazione è cresciuta con l’idea che la cannabis fosse una “droga pericolosa”, nonostante nessuno studio abbia mai dimostrato morti per overdose da cannabis.Il proibizionismo ha:

  • alimentato il mercato nero e le mafie
  • impedito studi scientifici e medici
  • ostacolato lo sviluppo della canapa industriale
  • alimentato stigma, discriminazione, disuguaglianza

 

Anno Evento
1925 Convenzione di Ginevra: la cannabis entra tra le sostanze controllate
1937 Marijuana Tax Act negli USA: inizio della repressione sistemica
1961 Convenzione Unica ONU sulle droghe: la cannabis è classificata come pericolosa
1971 Richard Nixon lancia la “War on Drugs”
1996 La California legalizza l’uso medico
2013 Uruguay diventa il primo paese a legalizzare totalmente
2021 L’ONU rimuove la cannabis dalla lista delle droghe

Timeline del proibizionismo

Il fallimento del proibizionismo oggiOggi, dopo 100 anni di proibizionismo, è evidente che questo approccio ha fallito su tutti i fronti. Le politiche repressive non hanno ridotto il consumo di sostanze, non hanno fermato il mercato nero e non hanno protetto i cittadini. Anzi, hanno contribuito ad aumentare la criminalizzazione, a sovraccaricare il sistema giudiziario e a rafforzare le mafie.In Italia, persino la Direzione Nazionale Antimafia ha sollevato perplessità sull’efficacia delle misure punitive contro la cannabis, sottolineando l’urgenza di un cambio di paradigma. Lo stesso ha fatto l’onorevole Marco Furfaro del Partito Democratico, dichiarando che il proibizionismo è un fallimento che lascia il Paese “ostaggio di fake news e ideologie superate”.Il proibizionismo ha fallito perché:

  • non ha ridotto la domanda
  • non ha garantito sicurezza
  • non ha rispettato i diritti individuali

È arrivato il momento di affrontare la questione con realismo, coraggio e dati alla mano. Serve una nuova politica sulle droghe, basata sulla regolamentazione, sulla salute pubblica e sulla libertà di scelta.

Fonti:
Furfaro sul fallimento del proibizionismo,
Wikipedia – Droga leggera e repressione

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